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Un principe a difesa dei gorilla del Virunga

da | 7 Nov 2015 | Animali | 0 commenti

di Elisabetta Von Hoenning O’Carrol

Il Parco Nazionale Virunga è ormai un campo di battaglia per i conservazionisti che lottano contro le milizie di ribelli, i bracconieri ed una potente società petrolifera. Nel mese di dicembre del 2014, durante una sessione del Parlamento Europeo e degli Stati ACP (Africa Caraibi e Stati del Pacifico) ho avuto il piacere di ascoltare il direttore del Parco Nazionale del Virunga, Emmanuel de Merode, e di vedere in anteprima il documentario VIRUNGA. Ecco un breve resoconto della situazione. Betty von Hoenning

VirungaIl 15 aprile del 2014, alle 3.45 del pomeriggio, Emmanuel De Merode, nato in Belgio ma educato in Gran Bretagna, direttore del Parco Nazionale di Virunga, nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), lascia la città di Goma per un giro nel quartier generale della zona settentrionale del Parco, a Rumangabo. Una volta la strada era asfaltata, ma vent’anni di conflitti armati continui in questa zona del Congo orientale hanno fatto danni. Oggi, è un percorso irto di rocce e solchi fangosi, percorribile solo con veicoli a quattro ruote motrici. De Merode è solo alla guida della Land Rover che porta l’emblema del Parco, un gorilla di montagna. Dopo 45 minuti di guida raggiunge uno dei pochi percorsi immersi nella fitta vegetazione tropicale. Vede un uomo alla sua destra, che alza un AK-47 e apre il fuoco. Altri spari arrivano dalla direzione opposta… Otto colpi sul veicolo, 4 sul parabrezza. Uno sparo lo colpisce al petto, spezzando 4 costole e perforando il polmone, dopo aver trapassato il fegato. Un’altra pallottola lo colpisce all’addome. Il motore della Landrover si spegne. De Merode imbraccia il suo stesso AK-47, esce dal veicolo e si nasconde nella vegetazione. Spara all’impazzata, finchè i suoi assalitori fuggono. “Restai lì venti minuti, ma sapevo di essere ferito gravemente, e se non fossi andato in ospedale me la sarei vista brutta”, ricorda. Due persone, vedendo che i suoi abiti erano imbrattati di sangue, neppure si fermano. Infine riesce a fermare un motociclista. Dopo diversi passaggi, due ore dopo arriva all’ospedale di Goma. Da lì viene portato in volo a Nairobi. Oggi ammette di essere fortunato ad essere ancora vivo. “Se la pallottola mi avesse colpito un po’ più a sinistra, probabilmente non ce l’avrei fatta. Sarei restato paralizzato, e non sarei riuscito a nascondermi nella foresta, quindi mi avrebbero preso.” Eppure, a distanza di cinque mesi, gli autori sono ancora sconosciuti. Un mistero.

VirungaDe Merode, 45 anni, è un principe belga; cresciuto in Kenya, ha studiato a Downside e alla Durham University, prima di dedicarsi alla conservazione in Africa, diventando, nel 2008, direttore del Parco di Virunga. Si è dedicato alla ricostituzione del più antico parco nazionale, Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco, che ha visto al suo interno la lunga carneficina del Congo, infestato di miliziani armati e saccheggiato per il legno e la fauna selvatica. Le 3000 miglia quadrate del Virunga comprendono montagne innevate, ghiacciai, vulcani, foreste, savane e la maggiore biodiversità al mondo, con circa un terzo dei 900 gorilla di montagna esistenti in tutto il Pianeta. “Sarei felice di vivere il resto della mia vita qui”, afferma Merode nel suo inglese privo di accento, di questo parco che continua ad affascinarlo. Emmanuel de Merode ha seguito la sua missione con un coraggio e una determinazione che smentiscono il suo aspetto affabile e mite. Egli è riuscito a rendere i ranger corrotti e demoralizzati un esercito disciplinato e ben armato. Ha rifiutato di abbandonare Rumangabo quando fu invasa nel 2012 dagli M23, l’ultimo gruppo di ribelli che terrorizzava la regione, ed ha vissuto in una tenda negli ultimi 6 anni, mentre la moglie e le sue due figlie si erano rifugiate a Nairobi. De Merode rifiuta l’ipotesi di un attentato, ma certo è che i suoi sforzi per salvare Virunga gli hanno procurato molti nemici: una dozzina di gruppi di ribelli che ancora abitano il parco; i bracconieri che hanno sterminato migliaia di elefanti ed ippopotami; figure potenti che hanno annesso illegalmente il territorio; e infine coloro che hanno tagliato le sue foreste per il carbone, un’industria potente in un paese che dispone di poca energia elettrica.

VirungaIl Parco Nazionale Virunga, che in passato era conosciuto come Albert National Park, è stato istituito nel 1925 dal Re Alberto del Belgio. A tutto ciò si aggiunge la Soco International, una società britannica la cui sede si trova di fronte al Ritz di Londra, nel quartiere di Mayfair. Per diversi anni, de Merode ha contrastato le attività estrattive di petrolio da parte della Soco nel parco. Egli afferma che le trivellazioni rappresenterebbero “un disastro potenziale non solo per Virunga ed il suo fragile ecosistema, ma per lo stato di diritto, per la stabilità della regione e per tutti i parchi nazionali del Congo”. La Soco nega qualsiasi responsabilità in merito all’attacco, mentre i suoi potenti sostenitori congolesi non possono essere esclusi dalla lista dei sospetti. Chi si oppone alla Soco afferma che la società ha usato l’intimidazione, i ricatti, gli arresti, la violenza e perfino gli assassinii per portare avanti i suoi interessi. Hanno identificato in de Merode il più strenuo oppositore della Soco, e appena prima di lasciare Goma quel pomeriggio di aprile, aveva appena affidato al suo avvocato un fascicolo contenente i risultati degli ultimi 4 anni di indagini sulle attività criminose della Soco, che dovevano essere trasmesse al Procuratore dello Stato. Dopo l’aggressione, altri oppositori della Soco hanno ricevuto messaggi minatori che avvertivano che avrebbero fatto la stessa fine di de Merode. Inoltre, tra coloro appoggiano la Soco ci sono anche elementi dell’esercito congolese, che controllano tra l’altro proprio il tratto di percorso in cui de Merode è stato aggredito. I soldati hanno bloccato la scena del crimine, impedendo cosi’ ai ranger del parco Virunga di intervenire con i cani da fiuto, per portare a termine le proprie indagini. “La Soco e i suoi amici hanno più volte identificato nella figura di de Merode il maggiore ostacolo, e gli amici della Soco comprendono alcuni individui veramente pericolosi”, afferma Daniel Balint-Kurti, un ricercatore che indaga per conto di una ONG britannica, la Global Witness. Tutte le ONG più importanti si sono impegnate strenuamente per bloccare le attività nefaste della Soco, che ha cercato con tutti mezzi possibili di convincere le popolazioni locali che il Parco stesso era d’accordo con l’estrazione. Ci sono stati ricatti, corruzione, intimidazioni, finché, sotto la crescente pressione dell’UNESCO e dei media, la Soco ha bloccato le sue attività pur affermando che forse, lo stesso Parco avrebbe finalmente accettato le sue attività se queste non fossero state dichiarate pericolose per l’ambiente e le popolazioni locali. Infatti, oltre all’ecosistema, le attività estrattive costituirebbero un grave danno per quelle legate alla pesca nel lago Edward, che per i locali è fonte di sostentamento. Il film-documentario “Virunga”, prodotto da Leonardo di Caprio, e presentato nel novembre del 2014, offre una visione emozionante ed attenta della situazione attuale, con prove documentate delle azioni della Soco (virungamovie.com). La guerra è ancora in atto: una battaglia è stata vinta, ma certamente i nemici della natura e degli animali del Parco Virunga stanno ancora tramando per trovare nuove scappatoie. Il Principe intanto resta al suo posto. Circondato dai suoi fedeli ranger, lotta quotidianamente per difendere il Parco, la sua fauna, e in particolar modo, i gorilla di montagna, che costituiscono una ricchezza inestimabile.

Ulteriori informazioni e approfondimenti


Sito Internet: www.virunga.it

Sito del film “Virunga”: virungamovie.com

Su Pet Therapy Lab trovi un approfondimento a pagina 25

L’autore

Pet Therapy Lab è una rivista digitale dedicata agli animali. Puoi leggerla on-line gratuitamente all'indirizzo http://issuu.com/petherapylab

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