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L’origine del male

da | 22 Set 2015 | Animali | 0 commenti

Origine del malePeter Benchley. Questo nome forse potrà dirvi poco, eppure è proprio grazie a lui se a partire dal 1974 migliaia di persone hanno rinunciato al piacere di un tuffo in mare… E’ in quell’ anno che lo scrittore statunitense pubblica il romanzo “Lo squalo” contribuendo in modo decisivo a peggiorare ulteriormente la reputazione del già famigerato pesce assassino.
Per dirla tutta fin dalla stesura della Naturalis historia da parte di Plinio il Vecchio gli squali sono stati sistematicamente diffamati dalla nostra letteratura. Melville in Moby Dick ci narra che “…era pericoloso aver a che fare sia con i cadaveri sia con gli spiriti di queste creature…”, mentre Horace Mazet nel 1934 li descrive come “tigri del mare selvagge e corazzate” nel suo Squalo! Squalo!, forse il primo libro che li vedeva come co-protagonisti accanto al capitano Young.

Origine del maleNon solo nella letteratura ma anche nell’arte la fama degli squali per anni è stata la medesima… pochi gli artisti che li hanno dipinti, e ancor meno coloro che li hanno rappresentati nella loro bellezza. Per citarne alcuni, Copley nel celebre Watson e lo squalomostra un enorme squalo terrificante in procinto di attaccare il committente del dipinto (in effetti Brook Watson perse un piede nel porto de la Habana a causa dello squalo) e W. Homer ne La corrente del Golfo dipinge un povero marinaio che si ritrova sulla sua piccola barca disalberata circondato da diversi squali affamati nonostante, a giudicare dalla quantità di sangue in acqua, si siano già saziati con il resto dell’equipaggio…
Probabilmente tra tutti i predatori il più temuto e demonizzato è proprio lo squalo, perfido a tal punto da meritarsi una copertina del Time che lo ritrae con le fauci spalancate!
Dobbiamo attendere il 1991 perchè un artista della Young British Artists, Damien Hirst ci ricordi quanto lo squalo possa essere maestoso nella sua opera L’impossibilità fisica dell’idea di morte nella mente di colui che vive. In realtà l’ artista collocando uno squalo tigre in una teca colma di formaldeide ha voluto creare una sorta di immagine eterna di un mostro, in grado di terrorizzare anche dopo la morte…

Origine del maleQuindi anche ai giorni nostri, nonostante studi e ricerche su questi meravigliosi animali, la nostra cultura li colloca sempre dalla parte del “cattivo”. Questa nostra visione è il risultato di duemila anni di maldicenze, della nostra paura di ciò che non conosciamo o semplicemente di quel “…qualcosa nello squalo che continua a solleticare il gusto per il macabro nell’uomo.” (Stan Waterman, cineoperatore subacqueo) ?
Ad ognuno trovare la propria risposta… Dopo aver letto le parole di Moses, un abitante di Malaita nelle isole Salomone: “Per noi sono come persone, siamo imparentati. Quello che è successo è che tanto tempo fa lo squalo che seguiamo nella mia tribù venne partorito da una donna. Fin da allora la gente venera lo squalo, e gli squali hanno smesso di attaccare la gente nella laguna. Lo spirito di quella donna entrò nello squalo quindi, quando noi veneriamo lo squalo, veneriamo gli antichi. Noi possiamo parlare agli squali…”.
Culture diverse, miti diversi. Dall’altra parte del mondo lo squalo non incute terrore, ma guida“gli uomini della laguna” e li salva dal naufragio.
Se doveste scrutare una pinna a pelo d’acqua mentre nuotate nel mare provate a pensarla come Moses e non come Peter Benchley…

L’autore

Tra le mie mille passioni squali, rapaci e cani... una vita all'insegna dell'interazione con il mondo animale.

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