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Caccia al predatore

da | 13 Ott 2015 | Animali | 0 commenti

Ebbene sì, non abbiamo risparmiato nemmeno loro.
Gli squali, che da tempi immemorabili identificano le nostre paure, sono sfruttati a ritmi ormai vertiginosi.
Parliamo di cifre. Secondo l’ISAF, durante il periodo di un anno, nel mondo vengono registrati mediamente sessanta attacchi di squalo non provocati. Nel 2014 su 72 attacchi solo tre hanno avuto esito fatale. Di contro, nello stesso arco di tempo, l’uomo ha ucciso 100 milioni di squali… 100 milioni!!!

FinningDi questi, circa 60 milioni finiscono in Cina, Giappone e Taiwan per essere serviti in tavola come zuppa di pinne di pescecane. Il costo delle pinne è altissimo e i pescatori hanno pensato di ottimizzare le battute introducendo la pratica barbara e crudele del “finning”. In cosa consiste? Questa pesca cruenta prevede di amputare le pinne all’animale che, ancora vivo, viene poi ributtato in mare. Ovviamente la morte del pesce è inevitabile oltre che lenta e atroce. Tutto ciò per risparmiare spazio sulla barca, dato che il resto del corpo dell’animale viene considerato di valore inferiore.

Non che non venga consumata carne di squalo… Facendo un giro nel supermercato di fiducia vi accorgerete che nel reparto pescheria vengono proposti tranci di smeriglio, palombo e verdesca. Inoltre le carni di questi pesci vengono utilizzate per produrre mangimi per animali domestici, anche in virtù del fatto che poco meno del 50 per cento degli squali catturati è in realtà un “errore” di pesca al tonno o al pesce spada.
E a questo punto potreste pensare che non ci siano altri campi in cui i selaci vengono sfruttati… Grande errore! Cosmesi, farmacologia, abbigliamento ed altri ancora. Olio di fegato di squalo e squalene usati come lubrificanti e nei prodotti di bellezza, pelle di squalo che diventa un particolare tipo di cuoio, cartilagine usata nella ricerca contro il cancro, cornee per i trapianti negli esseri umani, denti e mascelle diventano gioielli e oggetti decorativi.

Dente squaloÉ questa la verità sul re degli oceani. In 400 milioni anni si è evoluto per essere un superpredatore in cima alla catena alimentare. I suoi ritmi di crescita lenti e il basso numero di prole tipici di un animale che in natura non ha predatori non consentono la rapida ripopolazione che è propria dei pesci ossei. Lo sfruttamento dei pesci cartilaginei sta determinando un rapido calo della popolazione con effetti devastanti sugli ecosistemi marini.
Solo recentemente e solo in alcune nazioni poche specie di squalo sono protette, ma ciò non ha impedito il drammatico decremento del numero di questi animali, stimato all’incirca in oltre il 90 per cento.
Questi dati devono farci riflettere e renderci consapevoli dell’ impatto che la nostra specie sta avendo sul delicato equilibrio che regola la vita negli oceani.

SqualeneScongiurare l’estinzione di predatori come gli squali è un nostro dovere e nel nostro piccolo possiamo compiere alcuni gesti che possono contribuire alla conservazione dei pesci cartilaginei. Il professor Alessandro de Maddalena nel suo libro “Biologia dello squalo bianco” ci raccomanda di non acquistare carne, denti o mascelle di squalo, di non fare donazioni a istituti di conservazione che usano o supportano metodi di ricerca invasivi, di non seguire programmi televisivi che utilizzano tali metodi, di non mettersi in condizioni nelle quali ci sia un alto rischio di essere attaccati da uno squalo e di conseguenza di praticare cage diving solo con operatori che lavorano con alti standard di sicurezza e senza metodi invasivi.
Questi sono solo alcuni dei gesti che possiamo compiere per tutelare degli splendidi animali da sempre additati come killer. I veri killer non hanno forti mascelle, denti affilati e pinne potenti, bensì braccia, gambe ed un cervello incredibilmente evoluto… Forse in un futuro che speriamo sia prossimo IMPAREREMO anche ad usarlo…

L’autore

Tra le mie mille passioni squali, rapaci e cani... una vita all'insegna dell'interazione con il mondo animale.

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